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I write of everything because I observe what it is around me…

Osservo, Penso, Scrivo … Di Maio ft Giornalisti: “Questa Nostra Stupida Canzone d’Amore”

Il giornalismo è il racconto della realtà che convenga o meno. Per questo semplice assunto e per molti altri non deve essere simpatico ai poteri forti. L’informazione è libera per sua natura e quella che non lo è, non è informazione.

Ciò che sgomenta della vicenda Di Maio non è la caduta di classe avvenuta con la scelta di termini poco consoni ad un Ministro ma piuttosto l’aggressività becera contro una categoria intera. A maggior ragione, se ricopre la carica dedita al Lavoro e allo sviluppo Economico non dovrebbe mancare di rispetto ai giornalisti che in quanto tali sono  persone e lavoratori; gli stessi che dovrebbe tutelare e difendere nonostante non la pensino come lui perché è proprio in quel momento che si esercita la libertà di stampa che tanto decanta insieme ai suoi compari cinquestelle. La facilità con cui si cerca di sopraffare l’altro attraverso un linguaggio nè cinico nè sagace ma banale e volgare non porterà l’Italia verso un progresso culturale bensì allo svilimento totale della dignità degli esseri umani.

Da una giovane pubblicista, ancora piena di ingenuità nei confronti di questo mestiere, emergono due consapevolezze:

  1. Come in tutti gli ambiti ci sono le mele marce (a noi napoletani lo insegnano da quando emettiamo il nostro primo gemito) tuttavia generalizzare con parolacce non ha mai portato da nessuna parte.

     2.  La mancata autonomia dei giornalisti italiani rispetto ai colleghi britannici o esteri,           porta, da sempre, i politici a trattarli come dei compagni di merende complici o         come avversari da  denigrare.

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Ulteriore aggravante in tutta questa vicenda riguarda i protagonisti principali: Di Maio e Di Battista e tutti coloro i quali che hanno mostrato nessun imbarazzo o scandalo dinnanzi alle espressioni evocate dai due. L’accento va posto, quindi, sulla loro giovane età e sull’idea che dovevano essere il cambiamento e, invece, gli è bastato poco per abituarsi ad una dialettica scorretta e infima che nasce da una politica nervosa e stressata. Nelle legislature precedenti si è visto e si è sentito di tutto tuttavia la superbia dell’attuale governo è qualcosa che non si digerisce. La cosa più grave, poi, è il continuo sottovalutare l’intelligenza dell’italiano medio perché, seppur esista un giornalismo di parte e avverso al M5S, non sta a loro giudicare e i porre cos’è o non è il giornalista. Il popolo, detentore della sovranità, potrà essere “scemo” ma non “fesso”.

Inoltre, se l’aggressività linguistica è ben accetta da quella parte di elettorato che ha scelto di seguire Di Maio & Company non è detto che chi si è trovato ad accettare il risultato delle ultime elezioni approvi questi toni. Alla base di un buon dibattito politico ci sono il rispetto e l’educazione. La stessa educazione che s’insegna ai figli e chi è genitore dovrebbe averlo ben in mente. Tra un viaggio ai confini del mondo e l’altro, bisognerebbe mantenere salda la bussola. Se non si è capaci di gestire i nervi, vuol dire che qualcosa vacilla e non quadra. Infimi/Infami; Pennivendoli; Puttane; Sciacalli ecc … sono solo alcuni degli epiteti rivolti ai giornalisti. A me sembra che i giornalisti, in virtù del diritto alla parola e della par condicio, siano state maggiormente le puttane del M5S accettando le loro richieste circa l’esclusività delle partecipazioni televisive senza confronti con altre parti politiche o attacchi diretti ai conduttori dei vari salotti politici.  Ora, mi chiedo, quale sarà il comportamento dei politici intervistati e degli intervistatori? Sarà possibile svolgere il proprio lavoro senza sentirsi delle puttane? Certo che sì, mi risponderete nondimeno con che faccia e con che animo? La dignità, di sicuro, non verrà messa sotto i piedi ma qualche misura di sicurezza andrà presa per ristabilire l’ordine e il valore del Quarto Potere.

Non spetta a me commentare o indagare circa l’appartenenza all’Ordine dei Giornalisti della Campania di Luigi Di Maio eppure mi va di condividere un’esperienza autobiografica. Il 26 Settembre 2018 mi è stato conferito lo stesso tesserino e nel consegnarcelo ho ascoltato un discorso e sa, caro Ministro, cosa ci hanno detto? Il presidente dell’ordine ha sostenuto e ispirato noi giovani nel non sentirci dei giornalisti di serie B e di non lavorare per miseri guadagni e scoop ma per inseguire, nonostante i muri e gli ostacoli, la ricerca della verità affinché la sera con la testa poggiata sul cuscino potessimo dormire con la coscienza serena. Ad oggi, il mio tesserino è immacolato e spero di sporcarlo, lavorando in libertà per un direttore e non di certo per un protettore.

Le parole sono importanti … chi le scrive, anche!

 

 

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#TedxRoma2018: Le idee forti cambiano il mondo

#TedxRoma2018, una rete di menti interessate con lo sguardo volto al miglioramento del mondo in cui viviamo. La città eterna è stata il raccordo tra pensieri, esperienze, e riflessioni di 18 speaker, pubblico e volontari in uno scambio energetico vibrante di emozioni positive. IMG_20180527_161211_750

Storie di uomini e donne, ragazzi e ragazze che a partire dai propri punti deboli hanno tratto forza e giovamento affinchè i propri simili potessero ritrovarsi e andare avanti. Pensatori che non si arrendono davanti al consumismo, allo sfruttamento, ai pregiudizi, alle divisioni esistenti nelle società contemporanee. L’acronimo TED rappresenta tutti gli ambiti da cui, per ogni manifestazione locale e internazionale, provengono i relatori (a titolo gratuito): technology, entertainment & design. L’intera giornata divisa in tre sessioni si è tenuta presso il Centro Convention-La Nuvola con gli interventi di Richard Watkins, Ismael Cala, Dario D’Aprile, Sumit S. Jamuar, Jonnie Penn, Stefano Liberti, Lorenzo Romito e molti altri. Affrontare un palco può sembrare semplice tuttavia non lo è poichè, oltre gli imprevisti dell’ultimo momento, la platea diventa centrale per la riuscita delle performance e quella di Roma si è dimostrata partecipe, attenta ed entusiasta di ascoltare e applaudire momenti di gioia e confronto sul tema selezionato dagli organizzatori: la neutralità dei linguaggi attraverso l’Esperanto (lingua artificiale ideata da Ludwik Lejzer Zamenhof).

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Quando nel caos globale tutto cambia senso e non avrà senso aspettare, ritrovarsi insieme a chiacchierare ci salverà perchè la condivisione delle idee è necessaria, essenziale. Siamo vivi se pensiamo e se pensiamo vuol dire che, prima o poi, troveremo una strada percorribile e lo faremo senza temere di cambiare. Il futuro è il presente e il presente è adesso; tocca impegnarsi nel cercare la scintilla e la poesia nel quotidiano vivere di ognuno di noi. Se in tutti coloro che hanno assistito alle conferenze di ieri, si avvertirà un nuovo approccio alla vita vorrà dire che l’obiettivo della comunità TedxRoma sarà stato raggiunto.

 

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Osservo, Penso, Scrivo … Soffia il vento del cambiamento #TimeisUp

Ogni giorno, nel mondo, la battaglia per l’emancipazione umana va avanti.  Si manifesta in tutte le questioni che le società civili globali dovrebbero aver già risolto eppure le ingiustizie e i crimini esistono, continuano e le donne, nella maggior parte dei casi,  subiscono diventando vittime di un sistema che, nonostante si conosca alla perfezione, resta intoccabile.

Il tempo del giudizio, però, per coloro che hanno intaccato la purezza è giunto perchè le donne si sono stancate. Reagire e prevenire sono le parole chiave da utilizzare nel manifestare il vento del cambiamento. Spiace, soltanto, ci sia voluto lo scandalo Weinstein per accelerare il processo di risveglio in atto. Non è perchè l’ha detto Oprah o perchè Asia Argento ha denunciato che bisogna schierarsi e lottare semmai è per la convinzione che qualunque essere umano: uomo, donna, omosessuale … non dev’essere abusato o diventare oggetto di violenza.

Si sa, i dibattiti sul tema sono destinati a terminare in modo approssimativo e, invariabilmente, con un punto interrogativo poichè gli individui possiedono una percentuale di male. Voltaire diceva “Le mieux est l’enemi du bien” (Il meglio è nemico del bene) e l’uomo è diventato ciò che è attraverso la paura. Essa s’insinua nelle menti, prendendone il totale controllo. È qui, che entra in gioco la disumanità verso l’altro più debole e fragile in modo da non permettergli di rivelare gli accaduti. Le donne che vengono violentate dai loro carnefici non cercano di fare le fighe non dicendo nulla. Semplicemente non è facile raccontarsi e per di più narrare l’orrore vissuto. Pensate se vi capitasse … la prima cosa che fareste cosa sarebbe?

  1. Piangere fino a non avere più lacrime
  2. Diventare taciturna e scontrosa con il mondo              DSd1GPaWsAEJMk4
  3. Odiare il genere umano in tutte le sue varianti

Forse, dopo anni di terapia, si trova il coraggio e la forza di dirlo ad alta voce a qualcuno.

Ora, visto che quando ci informiamo sui fatti non siamo noi in prima persona ad averli vissuti, non potremo mai capire fin in fondo come si sentono le protagoniste di questi atti. Cerchiamo tutti di riflettere fino a dieci prima di commentare o di sparare giudizi. Iniziamo a ritrovare l’empatia e la capacità di immedesimazione. Provare a comprendere non costa nulla.

La soluzione al problema non ce l’ha nessuno ma possiamo aiutarci a vicenda con manifestazioni, aggregazioni sociali online e offline. Basta non limitarsi ad usufruire in modo superficiale, solo, dei 280 caratteri di Twitter. Che poi, si continua ad utilizzarli centoquaranta. È difficile disabituarsi alle abitudini materiali figuriamoci a quelle del pensiero.

#TimeisUp è un’iniziativa importante, non facciamola terminare con un non-nulla di fatto. Non fermiamoci, credendo di aver raggiunto un traguardo perchè i media hanno illuminato Hollywood. Le donne di tutta la Terra, nei confini dei loro paesi, non devo essere abbandonate e dimenticate.

Tutte dobbiamo essere parte della storia e capire questo è il momento di agire e che un’opportunità del genere non va sprecato. Hic et Nunc … 💪❤

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Osservo, Penso, Scrivo … #OneLoveManchester

A volte, il destino fa strani scherzi. La sera del 22 Maggio 2017 ero a casa e mancavano poche pagine per terminare un libro che mi ha trasportata e messa in discussione. Racconta di vicende iniziate tanto tempo fa e mai finite; le conseguenze le paghiamo tutt’oggi. Volete sapere il titolo? “Il Coraggio che ci serve” di Oriana Fallaci. Leggere tutto d’un fiato un volume contenente due sue opere è stata un’esperienza forte, cruda e reale come solo la sua scrittura e il suo essere, lo erano. Ma veniamo al punto -non ho, di certo, pensato questa riflessione per parlavi della mia profonda stima per la donna e la giornalista citata. Magari, un giorno lo farò- mentre leggevo, all’improvviso, Twitter invia una notifica. Gli highlights parlavano di una bomba a Manchester. Accedo sul mio account e inizio a rendermi conto di ciò che stava accadendo a km di distanza da me. Io, comodamente seduta sul divano ero al riparo mentre tanti miei coetanei vivevano attimi di paura. Un brivido mi ha attraversato la schiena; ero inerme perché qualcosa di sconcertante era avvenuto. L’Occidente subiva, per l’ennesima volta, un attacco terroristico alla propria cultura. La rivendicazione dell’Isis non ha tardato a giungere ma non ne avevamo bisogno perché provocare morti, feriti e dolore è nel loro stile. Uno stile, purtroppo, che si è imparato a conoscere ed elaborare poiché a chi ci colpisce risponderemo sempre con la voglia di vivere che ci contraddistingue.  9788817091626_0_0_1583_80

La mia generazione ha tanti difetti ma possiede una caratteristica preziosa: il non piangersi addosso. In poche ore, erano tutti lì pronti a sostenere chi aveva ricevuto un dolore straziante. Questo è uno dei tanti pensieri che hanno attraversato la mia testa durante la visione di #OneLoveManchester. Il pubblico e gli artisti hanno inviato un messaggio di resistenza e resilienza. Una differenza intercorre tra me e Ariana Grande, il suo talento performativo. Per il resto tra noi due non c’è nessun grado di separazione: stessa età, origini comuni ( lei, italo-americana), passione per la musica e per l’arte in ogni sua forma, fiducia negli altri e nel lavoro di chi dovrebbe proteggerci e tuttavia non riesce, non può (o forse, non vuole) cambiare le cose. La storia ci racconta che la guerra è intrinseca alla natura umana eppure un modo per debellarla ci dev’essere. Questa crociata al contrario messa in atto dal mondo, estremista, musulmano (lungi da me generalizzare o colpevolizzare chi non ha nulla a che fare) è stata coltivata, allevata e innaffiata da odio e proibizionismo. Sentimenti, questi, che hanno generato intolleranza verso tutti quegli escamotage che possono alleggerire la mente perché è proprio quando si abbassano le difese che si è più vulnerabili.

One Love Manchester Benefit Concert

La musica è capace di mettere a nudo le persone, di attraversare gli angoli più profondi dell’anima e per questo aiuta ad affrontare il personale percorso di vita. Essa, però, può rivelarsi un’ottima accompagnatrice per quei momenti di puro divertissement dove lo spirito è semplicemente quello di ballare, urlare a squarciagola, suonare e conoscere altra gente che condivide stesso luogo e stessa energia. Per circa 2 ore si è uniti, si vive un’esperienza esaltante e a tratti mistica. Un palazzetto dello sport, un teatro, uno stadio o un piccolo club accolgono molteplici identità e ne costituiscono pura essenza. Un’essenza senza confini coinvolta in una pratica rituale carica di simbolismo e legittimità. La dimensione live contiene due funzioni: integrazione e coesione tra i cosiddetti “animali sociali”(noi). A spaventare è questa forza incontrollabile. Pop, rock, teen idol, musica leggera sono solo etichette se, alla fine, quel che conta è vivere e godere della bellezza del mondo. Questo genere musicale viene associato a qualcosa di futile, estremamente commerciale e superficiale. Bhè, sapete che vi dico? Siamo quel che mangiamo e … ascoltiamo. Con la musica alla radio o con le cuffiette di uno smartphone linkiamo i momenti più importanti dell’esistenza. [Piccola parentesi: sono pronta a scommettere che tutti, una volta nella vita, abbiamo gioita con una canzonetta o con una boyband. Ai miei tempi andavano molto i Backstreet Boys e i Blue].

Molto probabilmente non ho detto nulla di nuovo o forse sto solo mettendo per iscritto emozioni e sensazioni che hanno bisogno di essere razionalizzate. Lo spettacolo di Manchester ha dimostrato che il caos va preso e trasformato in armonia. Ho avvertito note cariche d’amore e rispetto per chi è volato via senza un motivo e al contempo si è percepita fratellanza. Questa parola è molto più sentita tra gli adolescenti che tra gli adulti. I ragazzini e le ragazzine, fan di Justin Bieber e Niall Horan approcciano all’ascolto della musica senza pregiudizi e con il cuore di chi non ha paura di mettersi in gioco e sognare un mondo migliore. Al termine del concerto i grandi sono diventati allievi e gli allievi, insegnanti di una materia sacra: la vita. quella stessa esistenza che va protetta e difesa a qualunque costo in nome delle libertà e dei sorrisi che non possono essere oscurati. Nonostante tutto “siamo ancora qui a credere negli esseri umani che hanno coraggio, coraggio di essere umani”.

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Le migliaia di persone raccolte intorno a #OneLoveManchester hanno assemblato i cocci di una tragedia ed io sono felice di far parte di una comunità di giovani che si piega ma non si spezza!

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Oltre il tempo … Francesco Totti

All’ombra dei 7 colli nasceva un re. Non sapeva ancora di esserlo ma la sua vita e le sue gesta avrebbero condizionato quelle di molti altri. IMG_20170604_173519

Un giorno decise che il suo migliore amico sarebbe stato un oggetto inanimato eppure capace di unire milioni di anime: un pallone. Si disse che era l’unica cosa per cui valesse la pena lottare e sacrificarsi. Tocco dopo tocco, allenamento dopo allenamento, dolori alternate a gioie arrivò a conquistarsi un posto nella storia di quello sport dalle origini antichissime. Dal Giappone alla Grecia attraversando le epoche più oscure è giunto a noi e tra i massimi esponenti sarà impresso, per sempre, il suo nome: Francesco Totti. Una leggenda che non ha mai dimenticato le proprie radici. Con il pallone attaccato agli scarpini ha macinato chilometri e successi restando fedele al Sacro Romano Impero. Ha affrontato detrattori e valorosi guerrieri con armamenti, molto spesso, più imponenti tuttavia non c’è stato nulla da fare perché lui e la sua gente sono stati -e saranno- un tutt’uno difficile da separare, un’anomalia magica nel DNA di un regno in grado di farsi del male e del bene per uno spettacolo atletico. Nonostante le tifoserie è riuscito a farsi amare, apprezzare, stimare e rispettare prima come uomo e, poi, come professionista. Neanche i più grandi registi saprebbero dirigere il film della sua e della nostra vita. Venticinque anni moltiplicati per 90 minuti e passa di ogni esibizione (parlo di esibizione perché vederlo giocare era come andare ad un concerto, assistere ad uno spettacolo teatrale. Se non hai talento non puoi diventare come lui. Certo, esistono calciatori che lavorando sulla tecnica arrivano molto in alto ma senza la scintilla non entri a far parte dell’Olimpo) non basterebbero a comporre uno, due, tre, centomila lungometraggi. Mettere su pellicola cosa ha regalato significherebbe tagliare dei dettagli che non si possono dimenticare: da un pallonetto ad un rigore passando per uno scatto repentino o un’azione di tacco. Sono tanti i momenti che hanno lasciato a bocca aperta ma il tempo è tiranno. Come nelle migliori favole, le peripezie non mancano mai. C’è chi da ranocchio diventa principe e, invece, te da imperatore sei mutato in leggenda. Un mito da tramandare da generazione in generazione. Tutto sommato non male come trasformazione!

Sempre pronto a farsi carico delle responsabilità e degli impegni è stato in grado di scrivere le più belle pagine del calcio mondiale. E poco importa se i riconoscimenti  non sono stati quanti sarebbe stato corretto riceverne. Ha scelto una squadra, una maglia e la città eterna ha scelto lui. Ad una settimana di distanza dal tuo arrivederci al campo, l’incredulità è ancora tanta. Per un paese come l’Italia, fatto di allenatori e bar dello sport, sarà complicato non rincontrarti il 20 Agosto 2017. Si dice che i silenzi siano più importanti delle parole perché, a volte, racchiudono i segreti e la paure più nascoste dell’essere umano tuttavia queste righe sono servite a chi scrive per fissare il momento e per poter dire: “Ho vissuto e sognato insieme a te”.

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Post Scriptum: Sempre dalla stessa parte mi troverai …

Osservo, Penso, Scrivo …

Scrivere cos’è se non raccontare lo scorrere del tempo e l’avvicendarsi della vita? 

Le storie,  inventate o reali,  non vanno criticate semmai ascoltate e comprese.  La volontà di sviluppare uno spirito critico circa la realtà che ci circonda non è per tutti e neanche per una persona specifica. È lì a disposizione di chi lo riesce a vedere tra le nubi grigie della quotidianità e proprio per questo quando si “sgamano” certe verità, è doveroso farle arrivare a tutti.

Nessuno si senta escluso dalla ferita della camorra perchè cosí come tiene a cuore la disoccupazione e qualunque altro tipo di “negligenza” da parte dello Stato, con lo stesso animo dovrebbe accettare la realtá dei fatti.  Si è troppo bravi a nascondersi dietro ad un dito per,  poi,  puntarlo meschinamente verso chi non accetta di compiacere quel ‘sistema’ che molti,  affannosamente, criticano e nessuno mai cerca di scardinare nel profondo. Tanto tempo fa un saggio ha detto: “le parole sono importanti” tuttavia molti se ne dimenticano.  Il significato,  il valore ed il peso di un libro come di una canzone,  di una petizione,  di un discorso non vanno gettati al vento poichè dietro ogni vocale e ogni consonante ci sono nottate in cui le insicurezze,  le paranoie e I dubbi ti assalgono fino a quasi toglierti il respiro.

Certe notti… si arriva a pensare “Ma chi mo fà fa?”. Si vivrebbe lo stesso e “nun me facesse o sangue amaro”. Ecco,  penso che nella mente di uno scrittore-giornalista come Saviano ci sia anche questo.  “Gommorra”, “Zero Zero Zero” e “La Paranza dei bambini” non arrivano per caso,  dopo essersi svegliato una mattina con il genio (come si direbbe a dalle mie parti) di infangare la propria gente.  Del resto, attualmente, solo un essere umano potrebbe pensare di vivere la propria esistenza in nome della verità e della trasparenza.  Eppure c’è chi ci crede ancora,  chi non rinuncia a lanciare un amo nel mare nostrum del mutamento che in una regione come la Campania (per non dire tutt’Italia) servirebbe parecchio e ce ne fossero … .

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L’algoritmo-editore di Facebook

L’agenda setting delle news che, ogni giorno, ci circonda è in continua evoluzione. Il flusso informativo ci avvolge e, a volte, non ci fa respirare. Ciò si è moltiplicato attraverso l’algoritmo-editore di Facebook250px-Mark_Zuckerberg_at_the_37th_G8_Summit_in_Deauville_018_v1

Il social network di proprietà dell’ americano Mark Zuckerberg ha ammesso il suo apporto alla generazione 2.0 delle notizie digitali. Infatti, dall’intervento iniziale ad oggi le conseguenze sono parecchie. Non solo, vi è la creazione di un giornale personalizzato da sfogliare/scrollare con il pollice invece che con l’indice ma, anche, la possibilità di vedere pubblicate e diffuse molte informazioni false e non veritiere. Le cosiddette “fake news” derivano proprio dalla mancata verifica degli avvenimenti. Si bipassano, molto spesso per questioni di tempo, dei passaggi basici del giornalismo. I criteri di notiziabilità del giornalismo sembrano, apparentemente, essere messi in disparte poichè si tende a correre dietro ai fenomeni della rete. Non sempre, però, sono degni di essere analizzati e sviluppati sulle pagine cartacee o sui siti online.

La nascita del “Facebook Journalism Project” ha permesso il rafforzamento dei rapporti fra la piattaforma e i grandi gruppi mediali, produttori dei contenuti informativi. Tuttavia non sono escluse le organizzazioni medio-piccole. Va sottolineato, a maggior ragione, che è stato messo a disposizione un ulteriore prodotto (gratutito): CrowdTangle. La sua funzione è quella di “sgrezzare” i dati e le informazioni che, poi, saranno utilizzate dai giornalisti per elaborare i propri articoli.

In conclusione, si può dire che l’algoritmo-editore governa le nostre vite e soprattutto plasma le menti. Si è ancora in tempo per inventare contenuti razionali e ragionati senza intontire i lettori. Le opportunità, tecnologiche, di crescita offerte da Facebook aiutano il settore della stampa a progredire e aggirare la crisi ma non devono annullare le competenze di chi si è assunto il compito di raccontare la realtà attraverso la veridicità dei fatti.

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Osservo, Penso, Scrivo … Ricetta per la vostra autostima

A volte nella vita di ognuno di noi si vivono giorni e periodi complicati. Tutto ci sembra impossibile, insuperabile e molto sesso capita di pensare che il problema principale sia il nostro modo di essere. Si inizia, velocemente, ad entrare in un loop di autocommiserazione e perdita di autostima poco obiettivo. Non preoccupatevi, a tutto c’è rimedio e soprattutto non date mai nulla per scontato!

Sentirsi sbagliati, incompresi, inferiori o semplicemente diversi può far star male ma è un passaggio fondamentale nella crescita di ogni persona che non si accontenta delle briciole. Maturare è anche accettare le proprie debolezze. E poi, basta pensare che gli altri sono migliori solo perchè riescono a farsi scivolare le cose addosso o perchè appaiono come i “fighi” o le “fighe” di turno. Non è una banalità dire e pensare che gli esseri umani sono differenti e proprio per questo rilevanti. Personalità e  carisma sono due qualità che non si acquistano col tempo o si hanno o no; e anche chi crede di non averle, prima o poi, si accorgerà che sono insite dal momento che nel percorso della vita tante cose ci cambiano. Ecco, le scelte che si compiono sono la risposta a tutti i dubbi e a tutte le insicurezze presenti nelle menti di molte persone. La volontà di essere considerati invincibili e perfetti non è altro che un desiderio di accettazione che fa perdere tempo. Da un lato, è giusto porsi delle domande ma dall’altro ciò non dovrebbe congelare alcune parti di noi.

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Ecco perchè bisogna avere un’autostima abbastanza alta del proprio Sè. In tempi dove la cucina sembra essere un settore iperutilizzato, anch’io la scelgo per giocare con 5 concetti chiave prelevati da un uomo che in molti reputano uno dei geni del nostro secolo: Steve Jobs.

  • Vietato Smettere di Sognare: Il concetto di sogno è molto vasto e non si è qui per condurre una seduta di psicologia spicciola, quindi ci si soffermerà sulla dimensione più pratica. Avere un desiderio, una passione, un obiettivo nella propria vita è essenziale e anche se non si riuscisse a realizzarlo, completamente ne varrà la pena poter dire di averci provato. Ciò che vi spingerà sarà la stessa sensazione, la stessa curiosità che avevate da piccoli quando scoprivate un giocattolo nuovo. Aprite gli occhi a ciò che di meglio vi offre la vita.
  • Vincitori o vinti, non è quello l’importante: Crederci sempre, arrendersi mai. Perseverare, lottare per ciò a cui si tiene fa compiere imprese ritenute insormontabili.
  • Calare la maschera: La sincerità al primo posto. Cercare di essere obiettivi ed onesti con se stessi è difficile ma necessario. Così, si capiscono i propri limiti ma soprattutto i propri punti di forza. E poi, a dirla tutta, conoscendo bene la nostra anima nessuno potrà ferirci davvero, nonostante in quel momento ci sembrerà la fine del mondo, poichè non si da l’opportunità di farlo.
  • Comunque Andare: Il passato va analizzato ma mai usato come alibi per non agire. Gli individui hanno alle spalle storie variegate ma non per questo vanno giudicati prima di essere compresi. Un volto può spalancare il paradiso o l’inferno ma senza correre il rischio non si va avanti. Non importa chi siamo, quanti anni abbiamo, chi siamo stati fino ad ora andate, camminate e non siate condizionati da ciò che non avete commesso.
  • Eterno Ritorno: Cambiate, vivete, siate matti o riflessivi basta che il vostro corpo e la vostra mente non si assopiscano in un dolce far niente (non nell’accezione latina). È importante cogliere l’attimo, godersi l’hic et nunc perchè la felicità è qualcosa di cui nessuno ha la certezza. Se vi sembra di esserlo, non fatevela sfuggire!

 

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La nuova era del giornalismo

Il giornalismo nasce nella seconda metà del Duecento in Francia quando i canards si diffondevano velocemente in tutti i cafè parigini. Se la pratica è antica, il termine in sè è moderno. L’obiettivo dovrebbe essere, essenzialmente, quello di portare alla luce fatti, eventi, oscurità, notizie di ciò che ci circonda attraverso quell’insieme di attività e di tecniche (redazione, pubblicazione, diffusione, ecc.) volte a diffondere e a commentare la realtà tramite ogni mezzo di pubblicazione, in modo oggettivo.

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C’è chi lo sogna, chi studia o chi lo ritiene il mestiere più annullante di sempre ma chi è colui che va alla ricerca delle notizie? Tutti risponderete ‘il giornalista’. Ebbene sì, è la solita risposta ma questa figura ormai, quasi, scomparsa o sottovalutata vale ancora molto, o almeno credo. È notizia di pochi giorni fa che ci stiamo dirigendo verso l’automazione definitiva anche in questo settore. La compagnia statunitense Automated Insight ha generato Wordsmith, un robot  che in modo automatico è in grado di scrivere articoli giornalistici senza l’apporto umano. Al momento, sono riusciti ad usarlo solo per la scrittura di pezzi riguardanti il football americano ma ben presto i temi da affrontare si amplieranno. A questo proposito mi chiedo se sia giusto affidarci per qualsiasi cosa alla tecnologia ma è anche vero che essa può aiutarci. Ecco, il vero problema sta nella ricerca e nel mantenimento di un equilibrio sano perchè se dalle notizie siamo sommersi, ecco che non tutto ciò che arriva è neutro e … vero.

Come ogni mestiere, anche quello del giornalista si sta evolvendo ma non si dovrebbero perdere i principi cardine di questa professione. A volte la dignità si mantiene essendo pazienti, accettando le differenze e le innovazioni per poterle utilizzare al meglio. Il futuro non ingloba noi, siamo noi che decidiamo quali direzioni far intraprendere alla nostra storia!

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